Un romanzo sulla vicinanza, sul silenzio e su ciò che può nascere tra due persone senza che debbano necessariamente incontrarsi.
All’Hotel Aurora, in un piccolo paese dove le giornate sembrano scorrere più lentamente, due persone occupano camere confinanti.
Andrea soggiorna nella 214. Elena nella 215.
Tra loro c’è soltanto una parete.
Andrea suona il pianoforte. Elena disegna, affidando alla matita e al carboncino ciò che non sempre trova spazio nelle parole. Non si conoscono, non cercano un incontro, eppure cominciano poco alla volta a riconoscere la presenza dell’altro.
Una melodia che attraversa il muro, il rumore di una matita sulla carta, una sedia spostata, qualche parola pronunciata durante un temporale. Sono piccoli segnali che, giorno dopo giorno, diventano familiari.
Intorno a loro si muove la vita dell’Hotel Aurora. Teresa, che gestisce l’albergo, osserva con discrezione i suoi ospiti. Il giardino, il torrente, le strade del paese e il passaggio delle stagioni accompagnano una storia nella quale apparentemente accade poco, ma qualcosa cambia profondamente.
Andrea ed Elena imparano a condividere una vicinanza che non pretende spiegazioni. Nessuno dei due cerca di oltrepassare i confini dell’altro. E proprio in quello spazio rispettato prende forma un legame difficile da definire.
Perché conoscere qualcuno non significa necessariamente sapere tutto della sua vita. E stare accanto a una persona non vuol dire sempre entrare nel suo mondo.
Con una scrittura misurata e attenta ai piccoli gesti quotidiani, Accanto racconta la solitudine senza trasformarla in isolamento, il silenzio senza confonderlo con l’assenza e la possibilità che due esistenze si sfiorino lasciando una traccia duratura.
Una storia su ciò che può unirci anche quando qualcosa continua a separarci.
Perché a volte basta sapere che, dall’altra parte, qualcuno c’è.

